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All'inizio l'omeopatia era riservata solo a noi umani, oggi salgono le stime registrate per i cani che sempre più numerosi vengono curati con ottimi risultati da cure omeopatiche.
Il fenomeno, sebbene non registrato nelle statistiche ufficiali, si sta diffondendo a macchia d'olio, riscontrando molti successi: sia di carattere medico (affidati all'omeopata, gli animali in molti casi guariscono), sia di gradimento (ogni anno sono sempre di più i veterinari che sentono l'esigenza di avere una conoscenza omeopata e di offrire anche cure alternative a quelle tradizionali ai loro pazienti animali).
Dal 1989, a Cortona, è stata istituita la Scuola superiore internazionale di medicina veterinaria omeopatica "Rita Zanchi", che con l'autofinanziamento, cioè con le rette degli studenti, introduce veterinari tradizionali, già laureati e spesso con un maturo percorso professionale alle spalle, alla medicina "alternativa" per gli animali. La scuola ha il vanto di aver dato i natali professionali all'80% dei veterinari omeopati italiani, ma anche di essere un centro rinomato dell'omeopatia veterinaria europea.
Secondo le stime più verosimili, in Italia di veterinari che si sono affacciati all'omeopatia e che propongono, affiancati ai medicamenti tradizionali, i rimedi della medicina alternativa, ce ne sono 500. Gli italiani sono terzi in Europa, dove la classifica, con 700 veterinari omeopati, è guidata dalla Francia. Numeri da prendere con beneficio di inventario: nessun medico veterinario è un omeopata integralista. Gli studi e l'esperienza fatti con la medicina tradizionale permettono al veterinario "alternativo" di sapere quando è il caso di consigliare il classico antibiotico e quando, invece, ci sono i tempi e i modi per prescrivere un rimedio omeopatico.
La scelta tra la medicina tradizionale e l'omeopatia è spesso dovuta all'urgenza. Ma questo non vuol dire che la medicina così detta alternativa sia inefficace sugli animali, anzi in alcuni casi si è rivelata come l'unica e l'ultima strada percorribile verso la guarigione".
I rimedi non sono mai chimici, non hanno "tempi di sospensione", sono del tutto naturali: vengono infatti composti da cocktail di estratti dal mondo vegetale (il 60%), minerale (30%) e infine anche animale (10%). Il principio dei rimedi è quello di stimolare l'organismo a reagire alla malattia: un pungolo e non una cura.
"Un sapere antico e ancora tutto da esplorare nelle potenzialità", dicono gli omeopati. Di parere opposto il ministero della Salute, scettico quanto la maggioranza di scienziati e luminari. Secondo i nemici delle cure "alternative", infatti, gli omeopati, veterinari e non solo, non basano i loro rimedi su un sapere scientifico.
In questa partita, senza esclusione di colpi, il vero banco di prova per la medicina non tradizionale potrebbe essere proprio l'omeopatia veterinaria, perché nel caso degli animali non si può parlare di condizionamento psicologico del paziente, del cosiddetto "effetto placebo". Verrebbe cioè smontato uno dei cavalli di battaglia del partito della medicina tradizionale, secondo cui i rimedi omeopatici funzionano solo per suggestione di chi li assume.
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